Migliorare il packaging secondario dando più visibilità al prodotto, ottimizzare gli spazi di stoccaggio e dare maggiore stabilità ai pallet: sono queste le tre esigenze che spingono il mondo dei produttori di pellet alla ricerca di soluzioni ingegnose ed efficaci.

Officina Bocedi, azienda che dal 1966 opera nel mondo dell’imballaggio, ha saputo cogliere queste necessità tant’è che da oltre 30 anni è sul mercato con delle macchine incappucciatrici a cappuccio elastico che si sono affiancate ai preesistenti sistemi a termoretrazione.

Incappucciatrice Stretch Hood Bocedi: un mondo di vantaggi

Per capire come questo sistema di imballaggio faccia fronte alle necessità dei produttori di pellet potrebbe essere utile intavolare un parallelismo tra i più tradizionali e diffusi avvolgitori a film estensibile e le incappucciatrici Stretch Hood. A guidarci in questo confronto serrato è Cristian Bocedi, Area Manager e Sviluppo Commerciale di Officina Bocedi, che mette in evidenza quattro punti che differenziano in maniera determinante i due sistemi di imballaggio.

 

  • Impermeabilizzazione. Utilizzando un avvolgitore, che lavora sui 4 lati verticali del pallet (con eventuale optional per il top), l’impermeabilizzazione non è mai garantita al 100%. Il cappuccio elastico, invece, utilizzando un’unica bobina di film che confeziona il prodotto sui 5 lati in modo ermetico, evita infiltrazioni ed umidità, molto frequenti tra gli strati sovrapposti di film tipici degli avvolgitori.
  • Riduzione sprechi. Mentre con le tradizionali avvolgitrici la quantità di plastica utilizzata per l’imballo del pellet non è mai fissa e varia in base al numero di giri effettuati intorno al prodotto, con l’utilizzo di un’incappucciatrice automatica è possibile prevedere e fare una stima molto accurata di quanta plastica sarà utilizza per la realizzazione del packaging secondario. In ottica di tutela ambientale questo si traduce anche in un minor utilizzo di plastica.
  • Ottimizzazione spazi di stoccaggio. Questo punto ha una duplice valenza: da un lato si risparmia spazio destinato alla conservazione delle bobine per gli imballaggi, unica per le incappucciatrici, doppia per le avvolgitrici (una per i 4 lati verticali del pallet e una per il top); dall’altro l’utilizzo dell’incappucciatrice permette anche uno stoccaggio del prodotto in spazi aperti grazie all’azione impermeabilizzante e stabilizzante.
  • Ottimizzazione tempi di imballaggio. Anche riguardo alle tempistiche di imballaggio l’uso di una macchina incappucciatrice, come la Stretch Hood Bocedi, permette di conseguire un notevole risparmio di tempo grazie a capacità di imballo flessibili, che partono dalla pochi pallet ora per raggiungere i 120 pallet l’ora. Questa ottimizzazione è possibile in quanto si tratta di macchinari completamente automatizzati che, previo settaggio iniziale, non hanno alcun bisogno della presenza di un operatore, che può essere destinato ad altre attività strategiche per l’azienda produttrice.

Ottimizzare risparmiando, con l’incappucciatrice Stretch Hood

Emerge chiaramente quanto l’imballaggio eseguito con una macchina incappucciatrice sia da preferire agli altri metodi.
Un ulteriore punto da sottolineare è quello della stabilità. Il cappuccio elastico, lavorando secondo un sistema cartesiano, rende più stabile il pallet e non comprime il prodotto (cosa che avviene spesso con l’avvolgitore). In questo modo i produttori possono aumentare il numero di sacchi sul pallet ottenendo benefici sia lato stoccaggio, con la diminuzione degli spazi occupati in magazzino, sia lato logistica, con un significativo saving sui costi di trasporto.

Ricorrendo a questo sistema di imballaggio, inoltre, i produttori di pellet in un colpo solo riescono a migliorare l’estetica generale del packaging secondario e a rendere più visibile il sacco, il brand, ed il colore del prodotto fattore di primissimo piano nel mercato del pellet, caratterizzato da molteplici varietà di prodotto.

Insomma, non mancano gli argomenti per preferire un sistema di imballaggio a cappuccio elastico sugli altri. E l’evoluzione tecnologica, con lo sviluppo di polimeri plastici sempre più ecofriendly, riciclabili e a ridotto impatto ambientale, non farà che favorire la strada a questa modalità di imballaggio.